FT - Città Sospese (1° tappa)

 

Il fotografo ha sempre a che fare con il paesaggio.
Qualunque cosa osservi o costruisca, ciò che fotografa è sempre una porzione di realtà filtrata attraverso la propria condizione percettiva, emotiva e mentale.

In questo progetto il paesaggio non è inteso come spazio geografico, ma come luogo di incontro tra interno ed esterno, tra ciò che vediamo e ciò che siamo. La fotografia diventa una soglia, una “finestra” bidirezionale in cui guardare fuori significa inevitabilmente guardare dentro.

Il paesaggio coincide quindi con tutto ciò che attiva una risonanza: sensoriale, emotiva, immaginativa. Non si misura in estensione, ma in profondità — nello spazio del tempo, della memoria e del sogno.
Fotografare un paesaggio significa affermare un’esperienza: questo luogo l’ho attraversato, questo luogo l’ho immaginato.

L’indagine si concentra su questo territorio sospeso, tra reale e percepito, tra passato e presente, cercando di rendere visibile un’intimità esterna: uno spazio in cui il mondo e lo sguardo si costruiscono reciprocamente.

Per dare forma a questa esplorazione, il progetto si organizza in quattro quadranti — Nord, Est, Sud, Ovest — intesi come coordinate non solo spaziali ma anche simboliche, entro cui ciascun autore colloca la propria visione.

 

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